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giovedì 25 settembre 2008

Cu nesci arrinesci ...

Quando decisi di andare via da Catania mio padre mi ricordò un vecchio proverbio siciliano: Cu nesci arrinesci ... (Chi si allontana dal suo ambiente viene a trovarsi in una condizione migliore).

Qualche tempo fa confrontavo i due fenomeni migratori d'inizio e fine secolo scorso.

L'immigrazione, nel primo caso, portava valore sul territorio.

Chi lasciava la propria terra erano soprattutto "braccia" ed operai in cerca di fortuna.

Chi trovava lavoro all'estero, non faceva mancare il proprio supporto a chi restava. Molti progettavano di tornare, una volta in grado di sostenere la propria famiglia, con il frutto dei propri sacrifici.

Oggi il fenomeno è tuttaltro che positivo perché impoverisce il territorio in maniera duplice: 1)Privandolo dei figli migliori e della potenziale classe dirigente. 2) Assorbendo ulteriormente risorse necessarie nelle fasi iniziali (pensate all'aiuto fornito dai genitori per affittare la prima casa oppure ai costi elevati di chi decide di andare a studiare fuori).

Le competenze e le esperienze sviluppate, lavorando e studiando lontano dalla propria terra, potrebbero fornire delle potenzialità inimagginabili per la crescita prosperosa e sostenibile del territorio.

Il problema è che solo pochi hanno voglia di tornare in un contesto professionale che definire arretrato è eufemistico e le due settimane di vacanza canoniche fanno passare ai più, anche la minima tentazione di rimettersi in gioco.

La classe dirigente politica siciliana, del resto, non ha assolutamente incentivato il ritorno dei talenti. Ad onor del vero, questo non è solo un fenomeno locale ma nazionale.

Recentemente, qualche esponente della lega, ha proposto di limitare i flussi migratori a livello nazionale (ad esempio i professori) per garantire la conservazione della cultura padana ...

Non voglio fare polemiche su quest'ultimo concetto, porterebbe troppo lontano dico solo che non ricordo di aver imparato né il dialetto né la canzone "ciuri ciuri" a scuola.

Le domande da porsi sono altre. Come mai nei nostri atenei ci sono pochissimi docenti e studenti stranieri? Perché le nostre aziende, tranne rare eccellenze, hanno difficoltà ad attrarre talenti a livello internazionale?

La risposta purtroppo la si intuisce analizzando i profili dei maggiori esponenti della casta che ho più volte definito in questo blog, la quinta essenza della mediocrità.

Perché mai dovrebbero permetterlo questi signori? Più ignorante è il popolo, più semplice è governarlo.

Senza un profondo rinnovamento della classe dirigente di questo paese, rischiamo di tornare economicamente agli anni del primo flusso migratorio e aspettarne altri cento per vedere un nuovo boom economico. Questo però è un lusso che non possiamo permetterci.

Immagine tratta da Nuovomondo di Emanuele Crialese

3 commenti:

convolvolo21 ha detto...

Come è possibile non essere d'accordo con quanto scrivi?

Anche a Bologna, celebre un tempo, per l' Università, sono pochissimi gli studenti stranieri ed è giusto così, visto il degrado in cui è piombata.
In compenso aumentano le tasse.
E' molto chiaro il gioco del Potere, no?

Ciao, un caro saluto e buona giornata!

Filippo MI ha detto...

se a Bologna le cose vanno male figurati a Catania :( ciao buona giornata anche a te

stancanellidoitbetter ha detto...

Una volta tanto la Sicilia è laboratorio politico mediterraneo. Quale città può vantarsi di avere avuto ben tre sindaci consecutivi stranieri?