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venerdì 20 gennaio 2012

Movimento dei forconi in Sicilia ... quali saranno i frutti?

C'è la mafia o l'esasperazione di un popolo dietro la protesta del movimento dei forconi in Sicilia?

Troppo spesso le cose non sono come appaiono, io da lontano vedo comunque il fenomeno come un segno positivo e di cambiamento, non ci resta che attendere.

Diceva duemila anni fa, qualcuno molto più autorevole del sottoscritto: "Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero, infatti, si riconosce dal suo frutto" ...

martedì 20 settembre 2011

La colpa della crisi? Sempre di qualcun altro

Il declino del nostro paese continua e viene certificato da Standard and Poor's che nella notte, ha diminuito di un punto il voto al debito italiano: siamo scesi da A+ ad A.

Invece di riflettere sulle cause ed accelerare le necessarie riforme, il presidente del consiglio, ancora una volta, ritiene di altri la causa dei problemi del nostro paese. La decisione di S&P è secondo il premier, colpa esclusiva della stampa (di sinistra? Quale?).

Non sorprende certo questa presa di posizione, del resto tre anni fa le cause della crisi erano secondo Silvio Berlusconi, puramente di natura psicologica. Per rafforzare la sua tesi e silenziare tali voci, il presidente del consiglio aveva suggerito alle aziende di non acquistare spazi pubblicitari dalla RAI e da quegli organi di comunicazione che si ostinavano ancora a dire che il mondo e l'Italia erano davanti ad una crisi economica paragonabile a quella del 1929.

Senza approfondire ulteriormente questa abnorme dichiarazione, ulteriore esempio dell'anomalia politica italiana e dello scandaloso conflitto d'interesse del premier, proviamo ad analizzare alcuni numeri:

La spesa pubblica nel nostro paese, pesa il 52% della ricchezza prodotta ogni anno; i tedeschi spendono il 35%. Nel nostro paese, meno dell'1% del PIL viene speso in ricerca e sviluppo ed innovazione mentre in paesi come Svezia, Finlandia, Giappone, Corea del Sud l'investimento supera il 3%.

Negli ultimi 17 anni Silvio Berlusconi è stato presidente del consiglio per tre volte. Negli ultimi 10 anni ha governato per otto. Ma è mai possibile che le responsabilità della crisi e del declino del nostro paese siano da addebitare sempre ad altri?

Adolf Hitler, quando l’esercito russo nell’aprile del 1945 stava radendo al suolo Berlino e la Germania stava collassando su se stessa, ebbe l’arroganza di dire che quello che stava succedendo era tutta colpa dell’esercito/popolo tedesco che non aveva saputo combattere con determinazione (povero popolo).

Per capire il presente, non bisognerebbe mai dimenticare il passato.

venerdì 15 ottobre 2010

La (dis)informazione sulla crisi economica

Da una ricerca del sito LaVoce.info emerge in modo evidente, come i media ed in particolare la televisione, sistematicamente forniscano ai cittadini informazioni errate sulle reali dimensioni della crisi economica.

Secondo lavoce.info la crisi poteva dare ai cittadini, una grande occasione per migliorare le conoscenze economiche:
"I media avrebbero dovuto aiutare il pubblico a leggere correttamente le statistiche disponibili. In presenza di forti discontinuità, come in una crisi di questa portata, è sempre essenziale mettere in relazione ogni dato economico con la situazione precedente la crisi. Solo noi, con pochissimi altri, l’abbiamo fatto. Alcune testate televisive, come da noi documentato, hanno invece scelto la strada della disinformazione"

Ad esempio il TG1 del 10 Maggio 2010 ha presentato un rimbalzino dello 0,1% della produzione industriale come una sorta di nuovo miracolo economico, peccato si venisse da un crollo del 30 per cento.

Andamento produzione industriale in Italia Marzo 2008-Marzo 2010 (fonte ISTAT lavoce.info)

Purtroppo il mezzo di informazione di gran lunga più utilizzato per ottenere informazioni economiche è la televisione. Così il 30 per cento degli intervistati nello studio effettuato, ritiene addirittura che l’Italia sia cresciuta e che il 2009 sia stato un anno positivo per la nostra economia. Per un altro 50 per cento (tra chi risponde) il PIL è calato meno del 2 per cento.

Ma non era la crisi un effetto del pessimismo degli italiani e dei catastrofisti?

Per aiutare gli allergici ai numeri faccio un esempio semplice:
Supponiamo sia stato 100 il valore dei servizi e prodotti creati in Italia (PIL) nel 2008, un calo del 30% nel 2009 avrebbe ridotto il PIL a 70. Se nel 2010 l'economia crescesse del 30% il valore finale non sarebbe 100 ma 91.

Con gli attuali trend di crescita, intorno all'1% (*) riusciremo a creare la stessa ricchezza prodotta nel 2007 tra 8-10 anni!

Peccato che i costi nel frattempo non diminuiranno che tradotto significa che gli italiani devono rendersi conto (e non ci vuole tanto) di essere più poveri, ridimensionando il loro tenore di vita. Un male assoluto? FORSE un male necessario per recuperare un minimo di equilibrio e sobrietà, ma CERTAMENTE un fatto!

Tornando al tema dell'informazione economica, per una volta si potrebbe affermare ironicamente "benedetta" ignoranza ...

Come emerge dal rapporto dello studio effettuato, chi si è informato attraverso i telegiornali ed i programmi di approfondimento in televisione, intervistato su temi come Prodotto Interno Lordo, disoccupazione e crescita economica, ha fornito risposte con deviazioni standard maggiori (margine di errore) rispetto a chi non si era documentato usando quel tipo di media.

Internet risulta invece lo strumento più affidabile e corretto d'informazione. Così come confermato dal rapporto in oggetto, le persone che hanno approfondito la loro conoscenza sulla crisi economica, utilizzando siti e blog on line, hanno mostrato una migliore conoscenza dei dati macroeconomici sull'attuale crisi economica.

Non stupisce quindi l'accanimento di molti componenti della classe politica italiana nei confronti della rete. L’informazione economica è vitale in una democrazia e mai come oggi la conoscenza è potere.

(*) I divari di crescita tra i maggiori paesi dell'area dell'euro tendono ad ampliarsi. In particolare rispetto alla Germania. Nel complesso dell'area il Pil è cresciuto dell'1 per cento nel secondo trimestre rispetto al primo (contro lo 0,2 del periodo precedente). In Germania l'incremento del Pil è stato molto più deciso (2,2 per cento nel secondo trimestre); dal punto di minimo ciclico l'economia tedesca è finora complessivamente cresciuta del 4,2 per cento, circa tre punti più della media degli altri paesi dell'area; in Francia e in Italia il recupero è stato solo dell'1,9 e dell'1,3 per cento, rispettivamente (fonte bankitalia).

mercoledì 14 luglio 2010

Indovina chi viene a cena stasera ...

Che Bruno Vespa fosse l'antitesi del giornalista obiettivo che fonda la sua etica sulla semplice esposizione dei fatti, era apparso palese anche ai più grandi fun di Emilio Fede.

La presenza di Cesare Geronzi, Mario Draghi ed il cardinale Bertone alla cena organizzata a casa del "giornalista" con Berlusconi e Casini, non è sembrata ai più né casuale né improvvisata. E' evidente infatti che quello di Vespa (o di chi per lui), non sia stato solo il semplice tentativo di includere il camaleontico partito di Casini tra le forze politiche che sostengono l'attuale maggioranza di governo, ma un chiaro messaggio al premier: è necessario porre rimedio ai potenziali disastri che il perdurare della crisi economica, potrebbe causare al nostro paese.

Secondo un articolo pubblicato sul Fatto, il debito pubblico è cresciuto, al netto della cassa, di 13 miliardi fra Aprile e Maggio di quest’anno, raggiungendo la cifra record di 1.827 miliardi. Facendo le debite proiezioni questo vuol dire che, anche supponendo che la manovra appena varata sia pienamente efficace e che il Pil italiano cresca nei prossimi tre anni dell’1,3 per cento, per mantenere gli impegni presi in Europa serve un’altra manovra da 25 miliardi di cui 16 nel biennio 2011/2012.

Altro che politica estera del “cucù” ... presidente, con tutto il rispetto, faccia un favore a lei e a tutti gli italiani ... se ne vada in una delle sue innumerevoli e meravigliose ville sparse in giro per il mondo e si occupi, finalmente a tempo pieno, dell'unica cosa che pare starle davvero a cuore cioé, scusi il termine "u pilu" di albanesiana memoria ...

Finché questo governo del dire e non del fare, pieno di corrotti ed incapaci non cadrà, non avremo alcuna possibilità di affidare la gestione della peggiore crisi finanziaria che si ricordi dalla fine del secondo conflitto mondiale, a persone serie, oneste e competenti.

martedì 16 febbraio 2010

Andare a prostitute con i soldi degli italiani.

Il ministro degli interni britannico Jacqui Smith, decise di dimettersi lo scorso anno perché incluse in una nota spese di un hotel, il costo dell'acquisto in pay tv di due film pornografici effettuato dal marito.

Noi italiani guardiamo con occhio decisamente più tollerante, gli scandali sessuali dei nostri politici. Durante tangentopoli i giudici si complimentarono con un noto ministro socialista amante di discoteche e belle donne che amava trascorrere tutte le notti con ben due allegre e generose prostitute. Peccato, come sottolinearono i magistrati che anche in quel caso, in maniera più o meno esplicita, il "conto" fosse alla fine stato indirettamente pagato dagli italiani.

E' bene sottolineare che l'opinione pubblica britannica non si è posta il problema dei gusti discutibili del marito del ministro, ma ha manifestato il proprio sdegno per l'utilizzo dei soldi pubblici per fini che definirei eufemisticamente privati.

Non mi scandalizza l'idea che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, piuttosto che il capo della protezione civile Guido Bertolaso, abbiano avuto rapporti con prostitute (escort e massaggiatrici sono in questo caso solo sinonimi della professione più antica del mondo), quello che mi fa infuriare è che il conto debba pagarlo io come contribuente.

Va da se infatti che se un imprenditore decide di "offrire" prestazioni sessuali "gratuite" al politico di turno, lo fa perché si aspetta un tornaconto che si traduce nella non scelta di un competitore più onesto, magari capace di realizzare le infrastrutture del bando di gara a costi inferiori per la comunità.

La corte dei conti ha stimato fra i 50 e i 60 miliardi l'anno il costo della corruzione nella pubblica amministrazione per i contribuenti.

Sono certo che in un periodo di crisi così nera per l'economia, dove ogni giorno centinaia di persone perdono il proprio posto di lavoro, se gli italiani vedessero sottratti dai propri conti corrente 500 euro al mese, dimostrerebbero meno benevolenza nei confronti di questi politici, chiamandoli nel solo modo con cui si appellano gli uomini che rubano - ladri !!

mercoledì 3 febbraio 2010

La lezione del default argentino

Una combinazione tra errata politica monetaria, corruzione della classe politica, svendita delle aziende di stato e non gestione del debito pubblico, ha portato qualche anno fa, uno paese ricco e prospero come l'Argentina, al default.

Come non trovare delle similitudini tra l'attuale stato di sofferenza dell'economia italiana e quello del paese sudamericano?

D'accordo, ammetto si tratti di una forzatura, ma non notare aspetti comuni sarebbe una negazione della realtà.

La classe politica italiana, ha livelli di corruzione inauditi in un paese occidentale. Ci sono più pregiudicati in parlamento che in un bar di periferia aperto di notte.

Lo spreco delle risorse pubbliche ha raggiunto livelli di indecenza. La regione Sicilia, come ha denunciato una recente inchiesta del quotidiano francese Le Figarò, si è permessa di aumentare del 38% lo stipendio "dell'esercito" dei suoi dipendenti che guadagnano mediamente quasi 43 mila euro l'anno ...

Non ci vuole una laurea in economia ad Harvard per capire che l'unico modo per evitare di fare la stessa fine dell'Argentina sia ridurre l'ammontare del debito pubblico, tagliando tutti gli sprechi della pubblica amministrazione, controllare le aziende strategiche come quelle legate all'energia, trasporti, acqua e telecomunicazioni e ridare dignità alle istituzioni occupate da mediocri e persone che dovrebbero stare nelle patrie galere.

Credo valga la pena cercare di comprendere meglio il caso argentino, per imparare la lezione subita da quel popolo ed evitare che questo avvenga anche nel nostro paese.

venerdì 26 giugno 2009

Il lato positivo della crisi economica - La creatività ama i vincoli

Al giorno d'oggi la crisi finanziaria, l'aumento della disoccupazione, politici non qualificati per gestire la crisi economica più grande che il mondo ricordi dalla grande depressione del 1929, stanno mettendo in ginocchio il morale dell'uomo più ottimista della terra.

Malgrado le difficoltà c'è ancora qualcuno che vede il lato positivo nelle cose. Io amo queste persone !!

Sono convinto che si impari molto più dalle difficoltà che dai successi nella vita.

La creatività ama i vincoli. La missione lunare dell'Apollo 13 è un buon esempio.

L'11 aprile 1970 fu lanciata la terza missione lunare - Apollo 13. Una disfunzione tecnica nel sistema elettrico di uno dei serbatoi dell'ossigeno del modulo di servizio, costrinse l'equipaggio ad interrompere la missione.

Il modulo continuò a funzionare utilizzando solo le proprie batterie e le riserve d'ossigeno destinate a sostenere il veicolo durante le ultime ore del volo.

La squadra utilizzo il modulo lunare come “lancia di salvataggio„ durante il viaggio di ritorno e fece ritorno sulla terra.

La creatività degli ingegneri fu incentivata dalle risorse limitate (l'ossigeno a bordo) e malgrado le difficoltà causate dall'alimentazione limitata, da perdita di calore nel veicolo e da una scarsità di acqua potabile, gli astronauti riuscirono ad atterrare sani e salvi, per questo la missione fu chiamata “un guasto riuscito„.

Non possiamo oggi permetterci il lusso di mollare, dobbiamo usare ogni energia nascosta, la creatività che l'evoluzione ha incluso come parte integrante del nostro DNA.

Come 39 anni fa sulla missione lunare dell'Apollo 13, "failure is not an option" !!!

martedì 5 maggio 2009

Una colletta per Mike Bongiorno ...

Circa 20.000 imprese in meno e almeno 35.000 posti di lavoro persi. Questo è il bilancio dell'impatto della crisi sul settore del commercio nel primo trimestre di quest'anno.

Si tratta, spiega il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, di piu' di 17 mila imprese cancellate nel commercio, tremila nel turismo. Questo il saldo complessivo del primo trimestre che mantiene il segno meno e prolunga l'ombra inquietante della crisi nel 2009.

Davanti a scenari così foschi il paese, domenica sera, si è stretto attorno ad uno di questi sfortunati lavoratori ... Mike Bongiorno !!

Vista l'età avanzata e le difficoltà nel ricolocarsi degnamente, proporrei una colletta in suo favore ...

mercoledì 18 febbraio 2009

Il paese degli allocchi ...

Nell'assoluto silenzio di quasi tutti gli organi di stampa, il tribunale di Milano ha condannato l'avvocato inglese David Mills a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari. Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Silvio Berlusconi.

Ovviamente, grazie ai lodi schifezza-alfano, il corruttore presunto continua a governare questo paese ed i suoi "bravi", minacciono chi denuncia l'incredibile conflitto d'interesse del premier, di fare opposizione anti-democratica.

Con il mondo alle soglie del disastro economico più grave della storia, ci si straccia le vesti per le dimissioni di Veltroni (era ora) e ci si accalora per chi deve uscire dalla casa del grande fratello o per la presunta fine del festival di Sanremo ...

Benvenuti nel paese degli allocchi ...

martedì 3 febbraio 2009

Protezionismo: la soluzione dei mediocri !!

Tiene banco in questi giorni la protesta dei lavoratori inglesi della Lindsay oil, contro gli operai italiani della IREM. British job for British workers !!

Come si fa a non comprendere che imporre limitazioni di movimento ai lavoratori dell'unione europea, come auspicato dagli esponenti del carroccio, non farebbe che aggravare l'attuale crisi economica globale?

Il premier britannico Gordon Brown, ha chiaramente detto che è impossibile giustificare questo tipo di scioperi. Qualche giorno fa, durante il forum mondiale di Davos, Mr. Brown ha lanciato un «allarme protezionismo».

Il protezionismo fu uno dei fattori che provocò, a partire dalla crisi del 1929 negli Stati Uniti, una recessione globale. A ricordarcelo è Willem Buiter, professore di Economia Politica alla London School of Economics, nel suo blog.
Buiter cita anche il caso dei lavoratori italiani ed ironicamente si chiede: ma allora perché non limitare ai solo scozzesi (e non britannici) la possibilità di lavorare in quella regione o ai soli nativi bianchi e cristiani londinesi, la possibilità di lavorare nella city ...

Chi ha paura della competizione lo fa perché sa benissimo che non potrebbe reggere la concorrenza e se questi messaggi vengono da una compagine di un governo liberale, c'é poco da stare allegri.

La mia storia professionale mi ha insegnato che l'eccellenza si crea solamente in un contesto in cui liberamente, le professionalità e le competenze sono messe a disposizione del mercato globale. La diversità come ingrediente essenziale per creare un ambiente fertile allo sviluppo ed all'innovazione.

Avendo insegnato per anni in azienda, ironizzavo su me stesso dicendo che chi sapeva fare faceva e chi non sapeva fare insegnava. Oggi ho la sensazione che chi è capace e può offrire un valore aggiunto lavora, chi non lo è decide di mettersi in politica.

Dio ci salvi da questi politici inetti e dalla lega nord ...


Proteste anti-italiane alla Lindsay oil (foto J.Super-Ap)

giovedì 22 gennaio 2009

Pure Microsoft licenzia ...

La BCE ha chiaramente detto che la crisi è appena iniziata e le conseguenze, a prescindere dai rassicuranti appelli del nostro presidente del consiglio, sono davanti agli occhi di tutti.

Questa crisi ha già avuto un impatto pesante e concreto nella nostra società. Centinaia di migliaia di contratti a termine non verranno confermati, le grandi multinazionali hanno tagliato pesantemente tutti i costi interni ed alcuni colossi nel settore auto sono vicini alla bancarotta.

Miliardi di liquidità sono stati iniettati dalle banche centrali, i governi, con soldi pubblici, stanno proteggendo le istituzioni finanziarie più esposte e la risposta del sistema bancario è stata quello di "tenere in pancia gli aiuti", negando di fatto nuovo credito alle aziende ed anzi pretendendo da molte, il rientro immediato dalle loro esposizioni ... diversi aggettivi qualificativi potrebbero riassumere questo comportamento, ma per evitare di scadere nel volgare mi limiterò a definire questo atteggiamento un suicidio.

Però la notizia di Microsoft di tagliare nei prossimi 18 mesi, 5 mila posti di lavoro, mi ha colpito particolarmente perché trovo immorale ed anche strategicamente errato oggi, licenziare personale in aziende che hanno fatto e producono utili, da fare invidia anche in tempi di boom economico.

Mi chiedo se sia saggio continuare a fare scelte strategiche, ignorando le condizioni macro-economiche?
Chiarisco, è impensabile pensare ad aumenti di vendite, ad una crescita senza fine, piuttosto bisognerebbe capire come conquistare quote di mercato in questa fase ed eliminare inutili sprechi. Un pò di austerity non ha mai ucciso nessuno ed oggi i manager di cui le aziende hanno bisogno, sono quelli in grado di navigare a vista.

Tutto è cambiato e considerare ancora gli stessi parametri di valutazione che hanno creato il disastro delle istituzioni finanziarie, mi sembra da stolti. Dopo tutto quelle indicazioni non sono servite a prevenire ad esempio la crisi dei mutui sub-prime e quelle stesse società di ratings che pochi giorni prima del fallimento di Lehman Brothers, ne garantivano la solvibilità, continuano ad influenzare le scelte dei managers e degli investitori.

Banalizzando mi chiedo come una crisi mondiale possa essere risolta licenziando milioni di persone dato che riducendo il potere d'acquisto delle famiglie, non si può che creare un circolo vizioso, le cui conseguenze onestamente non riesco ad immaginare.

lunedì 12 gennaio 2009

Gruppi finanziari poco trasparenti ... a pagare i soliti utenti !!

E' passata quasi nel silenzio dei media un'indagine conoscitiva dell'Antitrust su banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio che ha rilevato che l'80% dei gruppi esaminati ha nei propri organismi soggetti con incarichi in concorrenti.

Una percentuale senza paragoni in Europa. Condizione inesistente per le imprese quotate in Spagna e Olanda, pari solo al 26,7% per le aziende quotate a Parigi, al 43,8% per quelle tedesche e il 47,1 per quelle quotate a Londra.

La mancanza di trasparenza nel mercato si traduce in un costo che a pagare sono ovviamente i consumatori. Un esempio su tutti il "cartello" creato de facto tra gli operatori di telefonia mobile, recentemente denunciato da alune associazioni di consumatori, o la presenza di albi che piuttosto che garantire la professionalità dei servizi, agiscono al solo scopo di radicalizzare privilegi e tenere alte le tariffe.

Lo scorso governo aveva tentato, con il decreto contenuto nel "pacchetto Bersani", di introdurre disposizioni di tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali, tutto ciò è naufragato insieme a quel che resta della sinistra italiana.

Una delle iniziative che più avrebbero favorito i consumatori "La class action", risulta probabilmente congelata in qualche commissione parlamentare.

L'attuale governo dovrebbe teoricamente sposare quelle teorie, essendo di vocazione liberale, ma poi a guardare il DNA dei suoi politici ci si accorge che, con buona fede di chi lo ha votato, i suoi esponenti vengono da quei partiti socialisti che hanno trasformato il concetto di statalismo in una sorta di "Milano da bere" nazionale che oggi paga il loro malgoverno con il debito pubblico più alto della storia del paese.

Senza un libero mercato ed una gestione efficiente della spesa pubblica, il sistema Italia è destinato al fallimento. Auguriamoci che gli esponenti dell'attuale classe dirigente, come quel ministro che ha nascosto forse dietro una foto ricordo con il Papa la sua tessera comunista, smettano di scrivere sonetti che renderebbero aurici in confronto, i versi delle canzoni di Brigantoni ed inizi davvero a cambiare in meglio questo paese.

sabato 10 gennaio 2009

La crisi finanziaria ed il primo principio della termodinamica

Temo che a qualcuno non siano ancora chiare le ragioni della crisi finanziaria più grave degli ultimi 80 anni, ma soprattutto e mi riferisco ad alcuni media nazionali che ne mettono paradossalmente in dubbio la reale esistenza, sfuggono le cifre in gioco.

Secondo un'inchiesta della De Zeit, tradotta in italiano dal settimanale on line internazionale, le perdite accumulate dagli istituti finanziari dall'inizio della crisi sarebbero intorno ai 2800 miliardi di dollari. Più del 20% del PIL americano e ben superiore alla ricchezza prodotta nel nostro paese nel 2007 (2100 miliardi di dollari). Mentre ammontano a
23 mila miliardi le perdite registrate dalle borse mondiali nello stesso periodo.

Cosa c'entra in tutto questo il primo principio della termodinamica anche detto, per estensione, legge di conservazione dell'energia?

Chiarisco, sarebbe errato parlare di soldi persi o "bruciati", secondo la Zeit il termine più adeguato dovrebbe essere "evaporati".

In borsa questo fa la differenza perché come il vapore acqueo che una volta raffreddato, si ritrasforma in liquido, i soldi alla fine ritorneranno in tasca ai soliti noti. Infatti, come emerge dall'analisi della Zeit, i 2.800 miliardi di dollari persi con la crisi non sono svaniti nel nulla. Una parte si trova nelle case invendute degli Stati Uniti (990 miliardi di dollari), un'altra nelle tasche dei soliti ricchi come Silvio Berlusconi.

Le solite "calunnie" contro il premier? A metà Ottobre il presidente del consiglio ha acquistato 16 milioni di euro di azioni mediaset quando in borsa il titolo del suo gruppo era ai minimi storici.

Niente di illecito per carità, ma incoraggiare la gente a consumare e ad indebitarsi ancora, mi pare davvero irresponsabile. La crisi, è palese, come nel 1929 è stata creata non certo dalla sfiducia ma soprattutto da un allargamento della forbice tra ricchi e poveri del pianeta.

Ci viene in soccorso allora il sociolo spagnolo Manuel Castells che ci ricorda saggiamente che non sono i consumi a fare la felicità degli uomini. Se vivessimo in un altro modo, lasciando perdere gli stimoli "necessari" all'economia, potremmo usare i nostri soldi per stimolarci la mente perché è lì che si sente la vita.