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sabato 10 gennaio 2009

La crisi finanziaria ed il primo principio della termodinamica

Temo che a qualcuno non siano ancora chiare le ragioni della crisi finanziaria più grave degli ultimi 80 anni, ma soprattutto e mi riferisco ad alcuni media nazionali che ne mettono paradossalmente in dubbio la reale esistenza, sfuggono le cifre in gioco.

Secondo un'inchiesta della De Zeit, tradotta in italiano dal settimanale on line internazionale, le perdite accumulate dagli istituti finanziari dall'inizio della crisi sarebbero intorno ai 2800 miliardi di dollari. Più del 20% del PIL americano e ben superiore alla ricchezza prodotta nel nostro paese nel 2007 (2100 miliardi di dollari). Mentre ammontano a
23 mila miliardi le perdite registrate dalle borse mondiali nello stesso periodo.

Cosa c'entra in tutto questo il primo principio della termodinamica anche detto, per estensione, legge di conservazione dell'energia?

Chiarisco, sarebbe errato parlare di soldi persi o "bruciati", secondo la Zeit il termine più adeguato dovrebbe essere "evaporati".

In borsa questo fa la differenza perché come il vapore acqueo che una volta raffreddato, si ritrasforma in liquido, i soldi alla fine ritorneranno in tasca ai soliti noti. Infatti, come emerge dall'analisi della Zeit, i 2.800 miliardi di dollari persi con la crisi non sono svaniti nel nulla. Una parte si trova nelle case invendute degli Stati Uniti (990 miliardi di dollari), un'altra nelle tasche dei soliti ricchi come Silvio Berlusconi.

Le solite "calunnie" contro il premier? A metà Ottobre il presidente del consiglio ha acquistato 16 milioni di euro di azioni mediaset quando in borsa il titolo del suo gruppo era ai minimi storici.

Niente di illecito per carità, ma incoraggiare la gente a consumare e ad indebitarsi ancora, mi pare davvero irresponsabile. La crisi, è palese, come nel 1929 è stata creata non certo dalla sfiducia ma soprattutto da un allargamento della forbice tra ricchi e poveri del pianeta.

Ci viene in soccorso allora il sociolo spagnolo Manuel Castells che ci ricorda saggiamente che non sono i consumi a fare la felicità degli uomini. Se vivessimo in un altro modo, lasciando perdere gli stimoli "necessari" all'economia, potremmo usare i nostri soldi per stimolarci la mente perché è lì che si sente la vita.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non so in che azienda lavori caro blogger ma se stai in una privata che vende prodotti/servizi al pubblico anche tu dovresti cercare di promuovere i consumi.
Berlusconi non ha detto "buttate i soldi dalla finestra" ha semplicemente cercato di infondere un po di fiducia in un momento in cui la fiducia servirebbe a tutti inclusa la tua azienda e quindi anche a te. Forse lavori nel pubblico o all'aALitalia ed allora capisco che questo concetto non ti sfiori per nulla.

Filippo MI ha detto...

Caro lettore, ti ringrazio per il tuo commento.

Per mia fortuna lavoro in una multinazionale dove si premiano gli individui per il contributo all'azienda piuttosto che per la tessera del partito. La mia azienda basa tutto sui propri clienti e sulla loro scelta di acquistarne i prodotti e devo le mie piccole soddisfazioni al sacrificio ed alla voglia di lottare.

Se leggi tra le righe, ho scritto che trovo irresponsabile non certo dare fiducia alla gente ma invogliarla ad indebitarsi ancora.

Dall'acquisto del telefonino alla vacanza oggi si compra tutto a rate e poco importa poi se non si hanno i soldi per fare la spesa o pagare il mutuo. Questo mi pare assurdo.

Il consumo a tutti i costi non mi pare la ricetta per uscire da questa crisi, forse il recupero del buon senso e delle priorità sarebbe più auspicabile.

Parlavo recentemente con uno zio costretto alla soglia della pensione, a fare i salti mortali per garantire ancora un futuro alle proprie figlie piuttosto che la sopravvivenza alla maggiore, costretta ad emigrare al nord Italia per trovare un posto di lavoro che a mala pena, con tanto di laurea, è in grado di garantirle entrate sufficienti a pagare l'affitto (700€ spese escluse, per un monolocale) e la spesa.

La verità è che per la prima volta, dalla fine della seconda guerra mondiale, una generazione sarà più povera di quella precedente. Se mi permetti, l'immagine che di questo paese vorrebbe dare Berlusconi e le sue televisioni piene di tette ed affini, mi pare lontana dalla realtà.