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lunedì 27 giugno 2016

Giuseppe Sapienza sempre da Champions League

Un anno fa, in questi giorni, una notizia letta al volo facendo colazione avrebbe rovinato la mia giornata e quella di migliaia di tifosi rossazzurri. Non voglio dilungarmi oltre su quella vicenda che ancora brucia dentro.

Dopo un anno, qualche sera fa con alcuni amici catanesi ci siamo rivisti per commentare le ultime vicende legate al nostro amato Catania. Chiamatelo senso di appartenenza o semplicemente l'applicazione di un principio a cui crediamo: è quando si è in difficoltà che bisogna dare il meglio. Così ci siamo chiesti, allora come oggi, al di la dei nostri ruoli aziendali, ed a prescindere dal fatto di vivere a migliaia di chilometri di distanza, come le nostre professionalità e l'amore per Catania possono oggi creare valore per la nostra terra?

Approfittando della presenza di un esperto di comunicazione come Giuseppe Sapienza Direttore della Comunicazione del Milan, abbiamo provato ad immaginare una strategia per aiutare nel nostro piccolo la nostra terra e la nostra squadra del cuore, il Catania.

Ci ripromettiamo di continuare queste belle chiacchierate, Peppe lo scorso anno ci aveva suggerito di lanciare la campagna social #semprediserieA. In serie A ci torneremo, ma quella categoria i tifosi del Catania non l'hanno mai persa. Nel frattempo, chi invece continua a vivere lontano dalla propria terra, non deve far altro che onorare quell'appartenenza con lavoro, abnegazione, serietà e professionalità. 

A proposito anche all'amico Peppe dico, non ti preoccupare delle difficoltà del tuo Milan, anche tu resti #sempredachampionsleague :-)


domenica 28 agosto 2011

Al Catania lo scudetto 2011 dei bilanci della serie A

Sono stati da poco pubblicati i bilanci delle squadre di serie A relativi all'esercizio 2010 - 2011.

I campioni d'Italia del Milan, si sono rivelati secondi nell'ammontare delle passività (-84 milioni) dietro ai cugini dell'Inter (-224 milioni).

Se si guarda invece alla capacità di gestire entrate ed uscite, senza dubbio lo scudetto dei bilanci va al Calcio Catania che ha chiuso l'esercizio con un utile di 13,5 milioni di euro. Un record se si tiene conto che la società etnea può contare solo su 45 milioni di ricavi contro i 323 dell'Inter ed i 253 del Milan.

Insieme al Catania solo altre 4 società hanno chiuso in attivo il bilancio: Juventus (4,5), Lazio (1,6), Napoli (10), Palermo (0,7). Mente l'Udinese che ha raggiunto una storica qualificazione ai preliminari di champions league, ha chiuso il bilanco d'esercizio in pareggio.

E' il costo del personale che incide maggiormente sui bilanci delle società. Nei casi estremi gli emolumenti dei tesserati pesano fino all'80% del totale dei ricavi.

Ciò che preoccupa però è l'impietoso confronto dei ricavi delle squadre più titolate, rispetto alle concorrenti europee - I ricavi di Inter, Milan e Juve si aggirano attorno ai 200-250 milioni, mentre le grandi squadre europee sono sui 400-500.

Questa situazione è chiaramente non sostenibile e giustifica in parte, l'attuale declassamento della serie A rispetto alle altre leghe europee - quarti adesso nel ranking uefa dietro a Inghilterra, Spagna e Germania e tallonati dal campionato francese e perfino da quello portoghese.

Il Catania ha davvero tracciato la strada. La ricetta è semplice, ma di difficile implementazione senza un radicale cambiamento dell'attuale governance della serie A.

1. Diversificazione ed aumento delle entrate - oggi in gran parte legate ai diritti TV;
2. Investimento nei settori giovanili e nelle infrastrutture sportive;
3. Contenimento dei costi mai superiori ai ricavi d'esercizio.

Complimenti al Catania per questo scudetto che forse non esalterà i propri tifosi, ma che è base fondamentale per costruire un futuro sostenibile in pianta stabile nella massima serie.

sabato 27 agosto 2011

Meglio una "galina" d'oro domani che un uovo oggi ...

Il Catania è una piccola società e non può rinunciare a capitalizzare, ottenendo le plusvalenze necessarie per avere i fondi che servono a competere nel campionato di serie A.

Sapevamo tutti che per giocatori come Vargas, Silvestre, Martinez ieri, e domani Maxi Lopez, il Catania rappresentava e rappresenta, solo una fase transitoria della loro carriera.

Ma sarebbe un errore vendere oggi Maxi Lopez alla Fiorentina, alla cifra che pare essere stata proposta (7-8 milioni).

Alla cifra sopra riportata il Catania riuscirebbe quasi a triplicare l'investimento fatto un anno e mezzo fa, ma perché accontentarsi di questa cifra oggi, quando domani si potrebbe ottenere molto di più?

Non mi pare ci sia questa necessità impellente di fare cassa, né una posizione forte del calciatore che pare ragazzo intelligente e forse sa che Firenze, oggi, non rappresenta più quel salto di qualità a cui potrebbe ambire.

Provo a riassumere meglio le ragioni per cui oggi non ha senso vendere a quelle cifre Maxi:

1. Non c'é pressione lato finanziario.
Anche con gli ultimi acquisti/cessioni in ballo, il bilancio del mercato si chiuderà in attivo.

Provando a fare una stima (non conosco le cifre esatte) il Catania chiuderebbe questa sessione di mercato con un attivo di circa 1-2 milioni di euro a fronte di:

Vendite
Silvestre = 8 Milioni
Pesce+Morimoto+Martinho+Plasmati 1,5 milioni

Acquisti
Terracciano+Lodi+Keko+Suazo+Almiron+Paglialunga+Lanzafame = 2 milioni

Minimo al momento ci sono 5-6 milioni di plusvalenza che si ridurrebbero a circa 1-2 se venissero confermati gli acquisti di Bergessio, Kone e Mori (considerando le relative cessioni di Ledesma, Del Vecchio, Agustyn, Marchese + prestiti onerosi di Sciacca e Moretti).

2. L'offerta è fuori mercato.
7-8 ma anche 9 milioni, sono valutazioni assolutamente fuori mercato per Maxi Lopez. Vorrei citare solo uno degli ultimi "affari" - Osvaldo pagato dalla Roma 17 milioni di euro (inclusi bonus).

3. Mercato estivo vs. Mercato invernale.
Questa estate di soldi se ne sono visti davvero pochi in giro, ma a Gennaio molte società saranno con l'acqua alla gola e se vorranno Maxi di milioni ce ne vorranno almeno 15 ...

Questo lato finanziario; proviamo ad analizzare invece il lato tecnico.

L'apparente abbondanza in attacco va gestita e meglio considerata. Attendere fino a Gennaio darebbe a Suazo la possibilità di tornare in forma, a Catellani l'occasione di confrontarsi con la serie A senza forti pressioni, a Berghessio (do per scontato il suo arrivo) l'occasione di riconfermarsi ai livelli visti lo scorso anno.

Quindi, sapendo di non dover certo insegnare il mestiere ad un grande direttore sportivo come Pietro Lo Monaco, penso che a Catania sarebbe meglio una "Galina d'oro" domani che l'ovetto offerto dalla Fiorentina oggi ...

giovedì 4 agosto 2011

Calcio Catania sei anni in serie A: bilancio positivo

Domenica 7 agosto allo stadio Angelo Massimino, verrà presentata ai tifosi del Catania, la squadra che disputerà per il sesto anno consecutivo, il campionato della massima serie.

Sei anni consecutivi in serie A, non avveniva dalla metà degli anni 60. Dai tempi del presidente Marcoccio, delle imprese epiche al vecchio cibali contro l'Inter del Mago Herrera; ere geologiche, dal punto di vista calcistico.

Il presidente del Catania, Antonino Pulvirenti, ha recentemente dato un nome ed un cognome all'autore di questo miracolo. Pietro Lo Monaco, l'attuale amministratore delegato del Catania, è stato definito dal presidente "il Messi del Catania".

In realtà Lo Monaco pesa oggi per il Catania, più di Messi al Barcellona ...

Se non gioca Messi, i blaugrana possono contare su almeno un'altra ventina di campioni, mentre a Catania, Lo Monaco gestisce in pratica tutto, dal gelataio con l'ape piaggio che si ferma davanti ai cancelli di torre del grifo, al marketing, al calciomercato a finire ai bilanci ...

E' su quest'ultimo punto che vorrei soffermarmi. Il Catania da quando è stato promosso in A, ha sempre registrato profitti: nei primi quattro anni 19 milioni.

Nella stagione 2009-10 i 20 club italiani hanno bruciato 193,5 milioni di euro. Erano soltanto quattro i club su venti a produrre utili: la Fiorentina 4,4 milioni, il Catania 2,5, il Livorno (poi retrocesso) 1,8 e il Napoli 0,3.

Buttandola sul semplice ... fare 2,5 milioni di utili significa avere avuto meno costi dei ricavi per un ammontare vicino a quella cifra. Non parliamo di centinaia di milioni ma di 1-2 milioni ... questo significa che basta un acquisto sbagliato, un ingaggio più elevato, una mancata cessione (plusvalenza) per iniziare a percorrere una strada pericolosa, molto pericolosa ...

Quindi i margini che ha Lo Monaco per muoversi sul mercato, sono molto più limitati di quello che molti tifosi rossazzurri vogliono fare credere.

Lo slogan "puvvirenti nesci i soddi" (Pulvirenti tira fuori i soldi) non va neanche bene, perché sempre supponendo che il presidente abbia voglia di mettere ulteriormente a rischio il suo patrimonio personale (modello sensi per intenderci) le nuove norme UEFA, prima o poi glielo impediranno (fair play finanziario).

Le società di calcio in futuro devono andare avanti con la cosiddetta gestione caratteristica, cioè autofinanziandosi, utilizzando esclusivamente le risorse che sono in grado di produrre.

Qui sta il busillisi del Catania e le ragioni per cui io, innamorato pazzo della mia città e dei colori rossazzurri, continuo a scrivere che siamo una piccola realtà calcistica.

Il Catania genera ricavi tra i 30 ed i 40 milioni di euro. Noccioline se pensate la struttura dei costi ed il contesto in cui la squadra deve competere.

Quando i tuoi concorrenti sono in grado di generare ricavi 5-10 volte superiori, non c'é spazio per romantici voli pindarici, ma si può andare avanti solo guardando ai bilanci ed alla solidità finanziaria della società.

Chi non capisce questo va svegliato ... perché il mondo che immagina, non esiste più ...

domenica 8 maggio 2011

Catania devi riconquistare la serie A !

Leggendo il titolo di questo post, qualcuno penserà che le notti in bianco passate con la mia piccola Carla mi abbiano fatto perdere il senno oltre al sonno e non mi abbiano consentito di seguire le gesta del mio Catania.

Mentre non posso escludere la prima ipotesi, sulla seconda dico subito che nonostante mi sia rifiutato di vedere le ultime partite per evitare problemi cardiaci, sono assolutamente informato sui fatti.

Con la vittoria di ieri a Brescia, il Catania di Pulvirenti-Lo Monaco ha conquistato sul campo il diritto a disputare per il sesto anno consecutivo il campionato di serie A.


Il Catania di Pulvirenti quindi come quello di Marcoccio che tra il 1960 e il 1966 disputò sei stagioni consecutive nella massima serie, ottenendo per tre volte l'ottavo posto ed addirittura nel 1960-1961 appena neopromosso, il secondo posto alla fine del girone d'andata.

Ma allora quale serie A si dovrebbe riconquistare?

Non v'é dubbio che quelli di Marcoccio erano altri tempi non solo per il calcio ed i "clamorosi al cibali", ma per un'intera città che allora in pieno boom economico, grazie alla sua fervente produttività, si meritò l'appellativo di Milano del sud.

Se consideriamo il contesto macro economico etneo, l'attuale categoria che spetta alla città non può che essere quella dei dilettanti. Questa valutazione qualitativa è suffragata dalle impietose cifre della disoccupazione giovanile, dalle classifiche sulla qualità della vita che vedono Catania contendere alle altre provincie siciliane il fanalino di coda e da un dissesto finanziario del comune che ha ormai messo a rischio oltre ai servizi di base per i cittadini, il pagamento stesso degli emolumenti per i propri dipendenti (un esercito ndr).

Mi fermo qui, degli scellerati cialtroni (ed uso questo eufemismo per evitare querele) che hanno ridotto la mia città natale in questo stato, scriverò un'altra volta.

Tornando al calcio, alla domanda il Calcio Catania gioca in serie A? La risposta inevitabilmente suona un po ambigua ... si e no !

Certamente SI se parliamo dei sofferti campionati disputati dalla stagione 2006/07 ad oggi. Dell'oculata gestione societaria che ha permesso di costruire un patrimonio sia in termini di rosa e settore giovanile che di infrastrutture sportive, pur mantenendo in attivo i bilanci. Un'oasi davvero nel deserto di cui sopra.

Certamente NO se guardiamo gli impietosi dati forniti da un recente studio effettuato da sporteconomy.it per conto di Sky sport.

Come ben noto, la riforma Melandri per i diritti TV, prevede una ripartizione collettiva degli stessi. Tra i parametri considerati, oltre ai risultati sportivi, ci sono ovviamente i bacini d'utenza dei potenziali tifosi. Secondo quanto riaffermato recentemente dall'ex ministro, nello spirito originario della legge, il bacino di utenza comprendeva non solo i tifosi "duri e puri", ma anche i cosiddetti sostenitori e simpatizzanti.

Evidentemente il Calcio Catania non deve avere suscitato grande simpatia in questi anni. Dato che nonostante la città sia tra le prime dieci aree metropolitane italiane, nella ricerca condotta da C.R.A. per la lega calcio, il bacino d'utenza della società etnea è risultato essere superiore solo a Parma e Cesena, riportando un impietoso 18esimo posto tra le 20 società di serie A con un bacino di 419 mila tra tifosi (125,000) e simpatizzanti (294,000).

Ancora più allarmante appare la situazione se si analizza il trend paganti/abbonati al Massimino negli ultimi 5 anni. Da quasi 16000 abbonati della prima stagione in serie A, si è passati dopo 5 anni a quota 9283, quasi il 42% in meno. Mentre se si tiene conto della media spettatori del terzo anno (il migliore forse in termini di prestazioni, con salvezza raggiunta in pratica a Marzo) si passa da una media di 18167 a partita a quella attuale che si attesta intorno ai 13000 (-30%).

Confrontando le statistiche del Catania (fonte www.stadiapostcards.com) con le altre squadre di categoria, si vede che peggio dei rossazzuri, come presenze medie allo stadio, ci sono solo Brescia, Chievo e Lecce.

La mia conclusione è quindi che questi numeri con la serie A hanno poco a che spartire.

Ora in Italia ed a Catania non siamo da meno, vanno sempre di moda le guerre tra guelfi (filosocietari) e ghibellini (cucche - menagrami). Le tesi propugnate dai primi, nell'analizzare l'attuale trend negativo e la mancanza di affetto verso la squadra e la società, sono da addebitare esclusivamente all'innata ingratitudine dei catanesi, all'assuefazione alla categoria, alla crisi economica. Ovviamente in netto contrasto con quello che indicano i secondi. L'unica colpa, per quest'ultimi, è della società ed in particolare dell'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, bravo si ad amministrare i bilanci ma poco incline a comprendere esigenze (economiche?) e sensibilità (caratteriali?) della tifoseria che non pare più accontentarsi di risicate salvezze.

Me ne guardo bene da prendere le parti di una piuttosto che di un'altra fazione, mi limito ad analizzare i numeri che è quello che so fare meglio nella vita.

Un nuovo ciclo

Come scrive il mio caro amico Max Licari in un editoriale pieno di complimenti nei confronti dell'attuale dirigenza, alla luce di quest'ennesimo "scudetto" conquistato, la società non può essere ritenuta indenne da responsabilità davanti ad un calo così preoccupante del numero di abbonati e di tifosi allo stadio.

Pietro Lo Monaco ha coniato il modello delle cinque componenti. Tutte sono necessarie per avere un futuro. Non si può prescindere da nessuna di esse.

A mio modesto parere la crescita ulteriore e sostenibile di questa società, è legata adesso a due obiettivi fondamentali:
1) La costruzione di uno nuovo stadio di proprietà;
2) La creazione di una politica commerciale e di marketing in grado di creare un bacino d'utenza importante (tra i primi 10 a livello nazionale) recuperando così quei tifosi scontenti che hanno deciso da tempo di disertare lo stadio.

Mentre sul primo punto ritengo che oggi la società abbia all'interno tutte le risorse necessarie per realizzare il target, sul secondo suggerirei di affidarsi a dei professionisti di livello, perché troppo spesso l'aspetto legato alla gestione della comunicazione e delle politiche commerciali della società, è stato attuato in maniera che gli inglesi definirebbero "naif" ...

Il mio personale bilancio da tifoso è comunque estremamente positivo. Quello ottenuto da Pulvirenti e Lo Monaco a Catania, tenuto conto del contesto, ha del miracoloso. Personalmente non ricordo nulla di simile in 30 anni che seguo questa squadra di calcio. Aziende così a Catania si possono contare sulle punta delle dita di una mano.

Con la partenza di Mascara a Gennaio si è chiudo definitivamente un ciclo. Della rosa che riportò dopo 22 anni il Catania in serie A non è rimasto oggi nessuno. Molti forse lasceranno il Catania a Giugno ed altri arriveranno. Chi rimarrà sempre saranno solo i tifosi insieme a quanto di buono costruito in questi anni dal duo Pulvirenti-Lo Monaco.

Sarà da queste risorse che bisognerà costruire un ciclo nuovo in grado di far ripartire perchè no, un'intera comunità da tempo assopita da un fatalismo gattopardesco, non degno di quella che fu la Milano del sud.

Forza Catania !!

martedì 1 febbraio 2011

Ciao Capitano

Dopo tre ore di volo ed una passeggiata al fresco tipico di queste latitudini, si è un po attenuata la mia incazzatura ...

Sono un uomo d'azienda che prende a volte decisioni a malincuore, perché sa che sono quelle giuste, ma non sopporto quelli che ignorano o dimenticano che dietro ogni scelta, anche la più logica e la più razionale, ci sono degli uomini con sentimenti che di logico e razionale non hanno nulla ...

Mi ricordo con commozione sincera, quell'immagine di Peppe Mascara con la maglia della nazionale. Quanto ero orgoglioso neanche fosse un fratello più piccolo.

Il goal da centrocampo al Palermo? Troppo banale ... preferisco l'irridente cucchiaio a Julio Cesar che mi ha fatto sentire davvero importante calcisticamente dopo 15 anni di totale anonimato a Milano. In effetti i miei amici interisti il tuo nome, caro Peppe, l'avevano già imparato grazie a quel pallonetto da fuori area che segnasti proprio sotto i miei occhi a San Siro il primo anno di serie A.

Quanti ricordi, indelebili. Quante soddisfazioni sportive.

Non esistono più le bandiere nel calcio, me ne rendo conto, ma anche stasera, così lontano dalla mia terra, in una paese che è anni luce diverso dalla mia bella Sicilia, penso con orgoglio ad un figlio della nostra isola che da piccolo alternava agli allenamenti, il lavoro con il padre ai mercati, che un giorno ha portato la maglia della nostra Catania in nazionale.

Bravo Peppe, meriti di avere quelle chance che a 32 anni a Catania non avresti più potuto avere. Non mi interessa cosa faranno gli altri, quelli che ti hanno già rimosso dalla mente come tifosi, dimenticando tutto quello che hai fatto, quello che hai dato alla nostra maglia. In mezzo a quelle sciarpe rossazzurre, in qualunque stadio ci incontreremo, mi vedrai in piedi ad applaudirti.

Il tempo è sempre galantuomo ed il nome di Giuseppe Mascara da Caltagirone, sarà scritto in modo indelebile nella storia del calcio a Catania.

Grazie Peppe ... in bocca al lupo Mascarinho ... fatti valere sempre.

mercoledì 1 dicembre 2010

Una partita allo stadio ... meglio una pizza con mia moglie

Vorrei spezzare una lancia nei confronti di quelli che hanno deciso di non andare più allo stadio per opporsi alle assurde leggi che ne regolano l'accesso ...

In sintesi, ho deciso di passare il ponte di Sant'Ambrogio a Catania. Da tifosissimo del Catania, uno dei miei primi pensieri è stato quello di vedere se la squadra giocava in casa ...

Risposta affermativa ... bene .. benissimo ...

La squadra avversaria che a me poco importava, purtroppo quella sera sarà la Juventus e so che questo richiederà un piccolo salasso economico ... pazienza ma sorrido pensando che qualche settimana fa, pur avendo in tasca due biglietti omaggio in tribuna per Milan Juventus, ho preferito rimanere a casa con mia moglie e vedere un film ..

Passi lo stadio pieno di "catanesi" juventini ... ma acquistare (e sottolineo acquistare) questo biglietto è diventato un incubo ...

Durante le mie peregrinazioni in giro per il mondo per motivi di lavoro, ho avuto meno difficoltà ad avere visti in paesi improbabili e meno problemi dopo l'11 Settembre ai controlli negli aereoporti di New York e Tel Aviv ...

Per questa partita, chi non risiede a Catania deve fare i salti mortali per vedere nel proprio stadio, la propria squadra del cuore ... una follia !

Alle restrizioni allucinanti non sono soggetti i possessori della tessera del tifoso. La famigerata tessera del tifoso, richiesta e pagata ad Agosto, non mi è arrivata e pur mandando deleghe e mail e rompendo le balle a mezza famiglia, non sono riusciti a ritirarla perchè non pronta !!!

Fortunatamente ho recuperato la ricevuta ed ho mandato un fax e forse e sottolineo forse, con la copia della richiesta e di un documento d'identità (spero non venga richiesta anche una colonscopia) riusciranno ad emettere un biglietto per questo pericoloso individuo ...

Non so come la pensiate, ma mi pare assurdo che in un paese libero un cittadino debba essere sottoposto a questo tipo di vessazioni per vedere una partita di calcio ...

Anche se sarò a Catania, quella sera mediterò di andare a vedere un bel film al cinema con mia moglie perchè so che anche aggiungendoci una pizza, mi costerà meno !

lunedì 29 novembre 2010

Tutto il Catania minuto per minuto



Tutto il Catania minuto per minuto edito da Geo edizioni rappresenta un'opera omnia sulla storia del calcio Catania.


La storia è stata scritta da Antonio Buemi, Filippo Solarino et altri in 80 capitoli, uno per ogni stagione, in 500 pagine oltre 100 anni di storia, dalle origini al 2010.

Per la prima volta, gli oltre 3000 tabellini integrali. 1000 fotografie, centinaia inedite. Presenze, reti e anagrafe di quasi 1000 calciatori. Prefazioni della bandiera Damiano Morra e del presidente onorario Ignazio Marcoccio.






La storia del Catania non sara' prestigiosa come quella della Juve, del Milan o dell'Inter ma e' la nostra storia, quella dell'unica squadra che fa battere il cuore ai catanesi veri :)


Catania-Inter 1-0 1965-66 Facchin supera Burgnich realizzando il gol decisivo (clamoroso al Cibali !)

giovedì 11 novembre 2010

Peppe Sapienza Direttore Comunicazione del Milan con il Catania nel cuore

Inverno del 1996, mi ero da poco trasferito a Milano ed all'ingresso di una pizzeria napoletana a città studi, il proprietario davanti alla porta scherzava con i clienti ...

Che squadra tifi? Milan, Inter o Juve queste le risposte più comuni ... in tutti i casi, a meno che non si rispondesse Napoli, il proprietario impediva l'ingresso al locale. Quando toccò a me risposi senza esitazioni Catania. Empatia tra "terroni" forse, ma alla mia inattesa risposta, mi guardò con un sorriso a 32 denti e disse: "no sacce in che serie gioca o Catania ma tu po trasere" (non so in che serie gioca il Catania ma tu puoi entrare).

Parlo di questo aneddoto perchè questo tipo di sentimento e di legame verso Catania è molto diffuso tra i tanti professionisti etnei che da anni hanno lasciato l'amata città natale. Tra questi inguaribili innamorati di Catania e del calcio Catania, c'é senza dubbio Giuseppe Sapienza, in questi giorni nominato direttore della comunicazione del Milan AC, una delle squadre di calcio più titolate al mondo.

Conobbi Peppe proprio grazie a questa passione comune. Chattando su un muro di tifosi del Catania, condividendo questo amore, non ci volle molto a capire che saremmo diventati amici. Così un giorno mi invitò a trovarlo presso la sede del Milan in via Turati. Il suo ufficio era un'oasi rossazzurra in mezzo ad un deserto rossonero. Grande professionista per carità, ma come sottolinea in un bellissimo articolo sulla Sicilia Giovanni Finocchiaro, innamoratissimo del calcio Catania.

Ai tempi della serie B, nei sabati pomeriggio, si diventava "compagni di merenda" per assistere alle partite del Catania giocate al nord Italia. L'unico "rammarico" per la serie A conquistata 5 anni fa, è l'aver limitato quelle belle trasferte vissute insieme, litigando con i comandi del navigatore dell'auto e gustando prelibatezze gastronomiche nei ristoranti tipici della città che ospitavano il nostro Catania.

L'ho scritto più volte, questo amore viscerale per la nostra terra è una sorta di cordone ombellicale che non si può recidere. Lo si dimostra nella vita di tutti i giorni, nell'accento, con il comportamento ineccepibile di uomini prima e di professionisti poi. Ogni occasione diventa buona per rivendicare con orgoglio l'essere siciliani, anche se a pochi giorni dal derby di Sicilia si tende a sottolineare di più la "catanesità" :-)

Peppe congratulazioni per questa nomina che chi ti conosce bene, dava per certa. Sei un grande amico ma soprattutto un esempio di catanese che rende onore ogni giorno alla propria terra ed alla propria città.

Ad Majora !!

lunedì 27 settembre 2010

La casa del Calcio Catania per far crescere un'intera città

Il calcio non è solo un gioco, se ne facciano una ragione i romantici del pallone. Il mondo del calcio genera ricavi tutt'altro che marginali per il PIL italiano e non solo.

Secondo gli ultimi dati Deloitte (2010), il Manchester United registra ricavi per 400 milioni di euro e quelli combinati delle venti squadre top d’Europa ammontano complessivamente a più di 4 miliardi di euro.

I principali quattro club italiani (Juventus, Milan, Inter e Roma) hanno registrato rispettivamente ricavi per 203, 196, 196 e 146 milioni di euro.

In Italia il 70% dei ricavi proviene direttamente dai diritti TV ed il restante 30% è prodotto da introiti da stadio e merchandising. Negli altri grandi campionati europei la composizione dei ricavi è invece più bilanciata.

Davanti a questi colossi, una piccola società come il Calcio Catania, non ha molte possibilità di sopravvivere a meno di ricoprire un ruolo di pura comparsa.

Ma nelle aziende di successo, oltre al prodotto, la differenza la fa la qualità del management e la sostenibilità della strategia che ne sostiene le proprie decisioni.

Il Calcio Catania s.p.a. ha deciso innanzi tutto di ridurre i costi operativi che nel calcio italiano sono in grandissima parte legati alla voce emolumenti. Seguendo l'esempio delle società professionistiche americane, da tempo il Catania applica una politica di salary cap mentre per il mercato, l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, profondo conoscitore del calcio argentino, ha puntato da sempre su talenti sudamericani e su giovani provenienti dalle serie inferiori e/o cresciuti nel vivaio della società etnea.

Quest'ultima voce è comparabile a quella che in un'azienda si chiama innovazione. Ma l'innovazione non si improvvisa, si realizza solo se si attua una governance appropriata investendo su infrastrutture, ricerca e sviluppo, processi, organizzazioni e risorse umane adeguate.

La costruzione del centro sportivo che verrà completato a Dicembre, è la risposta implementativa a questa strategia. La nuova casa del Calcio Catania, ha dichiarato recentemente non a torto Pietro Lo Monaco, è come una vittoria in Champions League per una società come il Catania.

Si contano sulla punte delle dita di una mano, le società che hanno realizzato strutture similari in Italia. Una piccola squadra come il Novara ha attuato una strategia similare e nonostante il limitato bacino d'utenza, sta costruendo i successi degli ultimi anni grazie ad una gestione oculata ed al centro sportivo novarello inaugurato nel Settembre 2007.

Secondo il presidente del Catania Nino Pulvirenti, nel centro sportivo che sta sorgendo a Torre del Grifo nel comune di Mascalucia, lavoreranno a regime circa 200 persone, di cui un centinaio almeno da assumere nei prossimi anni.

Non si riesce a cogliere l'importanza di queste cifre, se non si tiene conto del contesto economico in cui questo impianto sta nascendo. E' notizia di questi giorni che 40000 persone si sono candidate per uno dei 240 posti di lavoro del nuovo negozio Ikea che verrà aperto nei prossimi mesi a Catania, città in cui la disoccupazione giovanile supera il 40%.

Ma i progetti della società di Nino Pulvirenti non si limitano "solo" alla permanenza nella massima serie, nè alla costruzione del centro sportivo. Seguendo l'esempio della Juventus in Italia e di società come l'Arsenal in Inghilterra, consegnato il centro sportivo, inizieranno i lavori per la costruzione di un nuovo centro polifunzionale che includerà il nuovo stadio. Questo permetterà di aumentare i ricavi, variandone la distribuzione e diminuendo la dipendenza dai diritti TV.

Il calcio Catania non gioca solamente la domenica per il diletto di noi inguaribili tifosi, ma sta costruendo un futuro da cui un'intera comunità potrebbe trovare fonte d'ispirazione per tornare ad essere quella città che orgogliosamente veniva definita 30 anni fa la Milano del sud.

sabato 13 marzo 2010

Clamoroso al Cibali 44 anni dopo


Dopo l'avverarsi della la profezia di parola a Dicembre e 44 anni dal goal di Facchin, il clamoroso al Cibali è di nuovo realtà.

Infatti era il 20 Febbraio 1966 quando per l'ultima volta il Catania riuscì ad imporsi in campionato contro l'Inter, mentre risale al 4 Giugno 1961 il mitico intervento di Sandro Ciotti che con il suo "clamoroso al Cibali" annunciò quell'incredibile sconfitta per 2 a 0 che costò il campionato all'Inter del Mago Helenio Herrera.

Quell'Inter dopo poco tempo sarebbe diventata per due volte consecutive, la regina d'Europa e questo da Italiano tifoso da sempre di tutte le nostre squadre in ambito internazionale, è un auspicio sincero oggi.

Stesso stadio, con il trucco rifatto ed un nome nuovo, Francesco Repice al posto di Sandro Ciotti, ma la sostanza è quasi la stessa ... due goal di scarto Catania batte Inter 3 ad 1.

Come avrebbe amato il mio caro padre, la cronaca sportiva la lascio ancora una volta alla voce di tutto il calcio minuto per minuto ... ma Papà cosa ti sei perso stasera ...

venerdì 22 gennaio 2010

La nuova casa del Calcio Catania ... un valore concreto per la città!

Il calcio professionistico non è solo un gioco, ma un business che genera miliardi di fatturato in Italia.

Se questo fa storcere il naso agli amanti dello sport, è un fatto che in realtà economicamente depresse come il sud Italia, una squadra di calcio può generare un valore concreto per il territorio.

In estate, nell'ambito della convenzione che ha concesso alla squadra del presidente Nino Pulvirenti lo stadio Angelo Massimino, la società si è fatta carico di ristrutturare alcuni impianti sportivi presenti in quartieri disagiati, creando scuole calcio che in quelle aree rappresentano l'unica alternativa alla strada, per ragazzi spesso destinati ad ingrossare le fila della criminalità organizzata.

Ma l'investimento più oneroso (circa 30 milioni di euro) è sicuramente la realizzazione di un centro sportivo polifunzionale in località “Torre del Grifo”, nel Comune di Mascalucia che verrà consegnato entro la fine dell'anno.

La struttura comprenderà la sede sociale del Calcio Catania, 4 campi di calcio - 2 in erba destinati alla prima squadra e due in erba sintetica per il settore giovanile, un edificio polifunzionale aperto al pubblico con piscine, palestre, centro benessere e spazi commerciali.

La costruzione dell'impianto oltre ad occupare più di duecento persone rappresenterà in futuro un “asset” (stimato in 120 milioni di euro) ed un sicuro generatore di ricavi che contribuiranno a rendere ancora più sani i bilanci ben amministrati dal vulcanico direttore generale Pietro Lo Monaco.

Non solo calcio quindi, il Catania non ha semplicemente acceso la passione dei suoi tifosi, di cui mi onoro di fare parte da tempi assolutamente non sospetti :-) ma ha creato concrete sinergie con la città che, grazie alle iniziative della società etnea, potrebbe davvero diventare un luogo migliore.

Progetto Centro Sportivo Calcio Catania

martedì 5 gennaio 2010

Nonostante tutto ... che bella Catania !

Non credevo ai miei occhi la mattina di Natale appena giunto a Catania.

Avevo lasciato una fredda Milano che si leccava le ferite dopo il caos creato dalla nevicata di qualche giorno prima ed ho trovato una città calda che di congelato aveva solo il calendario con impressa la data del 25 Settembre.

Mi ero ripromesso di non tornarci per un po. Troppo difficile il 2009, troppi ricordi ... da dimenticare. Ma la mia Catania era sempre lì sorniona e bella che mi aspettava come un'amante appassionata che inutilmente tenti di eliminare dalla tua vita.

Bella nonostante tutto, malgrado 20 anni di mala amministrazione, sprezzante delle impietose classifiche di vivibilità che da troppo tempo le fanno contendere solo il primato di peggiore città d'Italia.

Ieri mattina all'alba la guardavo con nostalgia e speranza, percorrendo la strada che conduce all'aeroporto, passando dallo splendido borgo marinaro di Ognina testimone dei momenti più importanti della mia vita, dalla nascita al matrimonio con la donna che amo.

Il fuoco ed il mare, l'asprezza della nera "sciara" ed il verde delle sue colline contornate dai dorati colori degli aranceti e dai campi di grano della piana. Tutto qui è fatto di forti contrasti, di eccessi. Ti lasci così alle spalle la figura maestosa dell'Etna appena imbiancata ed il mare bellissimo, ma sei costretto a subire l'immagine del lungomare pieno di aridi arbusti, resti dell'opera del punteruolo rosso delle palme e l'irriconoscibile piazza Europa devastata non da insetti, ma dalle speculazioni edilizio-politiche di chi non ha nessuna coscienza ed un briciolo d'amore per la mia terra.

Mi chiedevo, fantasticando, se avessi un budget illimitato cosa farei per rendere questa città un paradiso in terra?

Pensavo così alle straordinarie bellezze artistiche e naturali, all'operosità dei suoi cittadini capaci di ricostruirla per nove volte e renderla negli anni 60 paragonabile, per dinamismo e prospettive economiche, alla capitale "morale" d'Italia.

Mi immaginavo un centro storico ristrutturato con le chiese di via Crociferi e piazza Dante tornate al loro antico splendore. Un parco Bellini da fare invidia ai migliori giardini del mondo ed un'università d'eccellenza, tra le più antiche del paese, in grado di attirare i migliori cervelli del mediterraneo per affrontare le sfide del futuro.

Sognavo un'economia prospera, fatta di piccole e grandi aziende, in grado di azzerare il disagio sociale e restituire dignità agli abitanti dei quartieri diseredati e ad una squadra di calcio che giocava in uno stadio moderno, dove era possibile perfino vincere lo scudetto e la Champions League ...

Purtroppo non ho un budget illimitato, ma questo non basta per rassegnarmi a vederla trattata così. Sognatore? Forse ... ma mi chiedo quanto valgono le menti e le energie degli uomini di buona volontà che nonostante tutto continuano ad amare Catania?

Come diceva il grande Giuseppe Fava, catanese d'adozione che esattamente 26 anni fa pagò con il sangue la sua lotta per rendere questa città un luogo migliore, « a che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare? ».

"Inverno" a Catania

domenica 20 dicembre 2009

Juventus Catania 1 2 come l'avresti "vista" tu ...

Un auricolare per uno, ecco come avevamo "visto" lo scorso Febbraio, l'ultima partita contro la Juve caro papà ...

Il pareggio di Morimoto aveva fatto rintronare tutto il reparto di chirurgia dell'ospedale di Rimini e quella beffa a tempo scaduto, su tiro di Poulsen, non c'era andata giù ...

Mi piace pensare che oggi pomeriggio da lassù, ti sia divertito "vedendo" come piaceva a te, su tutto il calcio minuto per minuto, il nostro Catania ...

La profezia di parola si è avverata Juventus Catania 1 -2

Parlando ieri con un amico al telefono dicevo: ma sai che danno il Catania vincente a Torino domenica contro la Juve ad 11. Peccato che non amo scommettere perché stasera la mitica profezia di "parola" si è avverata.



Non il grande Aldo Cantarutti, ma a sancire la vittoria (vera) degli etnei ci hanno pensato Jorge Martinez su rigore nel primo tempo ed il più improbabile dei giocatori in rosa, il mitico da oggi, Mariano Izco su un perfetto contropiede, iniziato proprio dal centrocampista argentino, all'84-esimo.

A scanso di equivoci, i giocatori del Catania non hanno rubato nulla. Finalmente in un campionato in cui sembrava non andare bene nulla alla squadra dell'elefante, è arrivato un regalo inaspettato di Natale da parte dei ragazzi di Sinisa Mihajlovic che fa sperare all'ennesimo scudetto che al 37° parallelo si chiama salvezza.

Vincere contro la Juve a Torino non ha prezzo, per il resto c'é mastercard :-O

domenica 22 novembre 2009

Ricordi di derby ...

Dopo otto mesi è nuovamente derby di Sicilia. Per il quarto anno consecutivo, due squadre di calcio faranno giocare la Sicilia in serie A. Peccato che una regione con tali potenzialità potrebbe ambire a ben altro.

Tornando al calcio, la storica partita del primo Marzo suscita sentimenti contrastanti non solo tra le due tifoserie ma anche nei miei personali ricordi.

Da catanese, ho davvero goduto poco per quel 4 a 0. Il giorno dopo mio padre avrebbe posto fine alle sue sofferenze lasciandoci un pò più soli. Ma che bello quel sorriso la sera prima quando cercai di imitarli a gesti il goal di Mascara da centrocampo. Era stato lui 30 anni prima a portarmi allo stadio Cibali, oggi Massimino, per la prima volta.

Anche quest'anno, la parte più bella del derby, il pubblico, sarà escluso dallo spettacolo che vedrà incollati agli schermi milioni di siciliani sparsi per il mondo. L'onta del 2 Febbraio sembra non poter essere cancellata. Comunque per papà Salvo e l'amico Peppino, non ci saranno problemi di residenza oggi, potranno vedere in tribuna VIP il nostro Catania.

Buon derby di Sicilia a tutti e vinca la squadra con la maglia rossazzurra :)

lunedì 26 ottobre 2009

Inter Catania ... Atzori errare è umano ... perseverare NO !!!

Prima di esprimere il mio parere desideravo vedere la partita ...

Adesso ... sono pronto ... direi subito che l'opzione di dedicare il weekend alla famiglia, mancando per la prima volta il mio Catania a San Siro, è stata una scelta azzeccata ...

La premessa, necessita una spiegazione ...

La frittata non era fatta alla fine del primo tempo (concluso in svantaggio per 2 a 0), ma al fischio iniziale.

Giocando così prima o poi un goal dall'Inter lo becchi. E quando questo inevitabilmente accade, quante sostituzioni ci vogliono per ridisegnare una squadra competitiva e recuperare la partita?

Posso capire l'opposto, segni e decidi di coprirti, ma iniziare l'incontro con 10 onesti operai della "pelota", ti da poche possibilità di rischierare una formazione tecnicamente più valida se il risultato lo necessita ... Così capisco la mancata sostituzione di Del Vecchio all'inizio del secondo tempo, perché avendo già sacrificato il volenteroso Izco (sostituito da Mascara) ed il claudicante Biagianti (da Ledesma) non puoi permetterti al 46^ di rimanere senza più cambi a disposizione.

Mi chiedo poi come sia venuto in mente ad Atzori, di mandare in campo una formazione inedita che non aveva mai giocato insieme, contro una squadra forte come l'Inter?

Il Catania non ha la rosa del Barcellona né quella dell'Inter, ma qualcuno tecnicamente valido in grado di pensare a costruire oltre che distruggere c'é. Non a caso la presenza di Mascara e Ledesma nel secondo tempo, ha acceso immediatamente la luce ...

Ripeto il Catania non ha 22 fenomeni, la panchina non è lunga e l'emergenza ti obbliga a volte, a schierare qualcuno fuori ruolo (es. lo scorso anno Silvestri a sinistra). Ma lasciare in panchina un attaccante di ruolo come Plasmati, sostituito da un'improbabile seconda punta inventata (Del Vecchio) ... mi rammenta il tentativo di Baldiniana memoria, di schierare Terlizzi a Reggio Calabria nei minuti finali, come attaccante ...

Non voglio soffermarmi sui singoli, ma faccio un'eccezione ... Pablo Ledesma. In una giornata in cui tutto è andato storto, rivedere Pablito dare finalmente un gioco ed un equilibrio a centrocampo, riempe il cuore di speranza per il futuro ...

Non sono tra quelli che vogliono crocifiggere oggi, il giovane allenatore del Catania, però la smetta di fare i suoi esperimenti e schieri i singoli, in modo da esaltarne le attitudini ed i punti di forza ... perché la strada è lunga e complicata e rendere questo campionato, partito male, ancora più difficile, sarebbe da masochisti.

martedì 6 ottobre 2009

Il Catania per le famiglie colpite dall’alluvione


Il Calcio Catania S.p.A., in segno di solidarietà concreta, destinerà l’intero incasso della gara Catania-Cagliari, in programma domenica 18 ottobre, alle famiglie colpite dall’alluvione nel territorio messinese. Giovedì 15 ottobre alle ore 20.30, allo stadio San Filippo di Messina, amichevole con L’Acr Messina: il ricavato sarà interamente devoluto a scopo benefico, si affronteranno due formazioni ‘miste’ con giocatori dell’una e dell’altra squadra da entrambe le parti.

Credo che questo possa bastare per dire che anche quest'anno la società etnea ha vinto il suo scudetto. Complimenti.

giovedì 10 settembre 2009

Peggio di Crisantemi ...

L'Italia è un popolo di allenatori di calcio. Se fossero appassionati così di politica, forse non saremmo costretti a sorbirci dal 1994, l'utilizzatore finale che ci sta facendo prendere per i fondelli da mezzo mondo.

Comunque chi scrive non è indenne da questa malattia nazionale. Mi consola sapere che ci sono fior fior di intellettuali che si disperano per 22 imbecilli che vanno dietro ad un pallone.

A peggiorar le cose, come squadra del cuore non mi sono scelto né il Manchester United né il Barcellona, ma il team della mia città natale, il Catania.

Il Catania ad onor del vero, qualche soddisfazione me l'ha data negli ultimi anni.

La gestione Pulvirenti-Lo Monaco, dopo solo due anni di purgatorio in serie B, ha riportato la squadra a disputare per la quarta stagione consecutiva, il massimo campionato italiano.

Per capire l'eccezionalità dell'evento, basti ricordare che in tutta la sua storia, il Calcio Catania ha giocato solo 12 stagioni in serie A. Mentre risale addirittura al campionato 1963/64 la sua quarta permanena consecutiva nella massima serie.

Numeri alla mano, ci sarebbe poco da lamentarsi. La società del resto, ha un progetto chiaro e sostenibile. Lo scorso Giugno sono partiti i lavori per il Centro Sportivo (20 milioni di euro costo stimato) che permetterà alla società etnea di investire sui giovani del territorio, puntando solo a quello che una piccola squadra può permettersi. Fare crescere in casa propria i campioncini di domani.

Altra iniziativa degna di lode, come parte integrante della recente convenzione siglata tra il comune di Catania e la società etnea, è quella che riguarda la ristrutturazione di alcune impianti sportivi abbandonati, siti nei quartieri più disagiati e poveri della città. Queste strutture, a spese della società etnea, verrano trasformati in scuole calcio gestite direttamente dal settore giovanile del Catania.

E' superfluo sottolineare che in mezzo al nulla cosmico, questa rappresenti una grande occasione per tanti giovani ragazzi residenti in quei quartieri che, altrimenti, rischierebbero seriamente di essere destinati ad ingrossare le fila dell'esercito di cosa nostra.

Sul campo le cose però non sono iniziate nel migliore dei modi quest'anno. Il Catania ha perso le prime due partite di campionato con il medesimo punteggio 1 - 2.

In malo modo ad onor del vero, nonostante la rete subita al 94°, nell'esordio casalingo contro la Sampdoria e forse immeritatamente a Parma contro la compagine locale.

Questo ha scatenato una serie di polemiche e critiche che onestamente definire disfattiste, pare a chi scrive un eufemismo.

E' palese che con la possibilità di accedere alla torta dei diritti TV collettivi, nessuna squadra, specie le provinciali, può permettersi il lusso di retrocedere in serie B.

Lo sforzo economico nella recente campagna acquisti (insolitamente chiusa in negativo per la società di via Ferrante Aporti) testimonia la volontà del direttore Lo Monaco, di confermare per la quinta stagione consecutiva nella massima serie, la squadra che fu dei presidenti Ignazio Marcoccio e del compianto Angelo Massimino.

A leggere le critiche sui vari forum dedicati al Calcio Catania, viene da pensare che questo cupo pessimismo, sia dovuto più che ai risultati sportivi, ad una patologia locale che dimostra, a pensar bene, il solito spirito che da sempre distingue i catanesi (Verga docet).

Mi pare prematuro stilare bilanci definitivi, dopo solo due partite, sia sulla qualità della rosa che sul neo tecnico Atzori.

Ritengo invece che alcuni miei concittadini, visto il valore aggiunto che questa società sta apportando al territorio (a livello occupazionale più di duecento persone), farebbero bene a sostenere e difendere con i denti la permanenza nella massima serie, piuttosto che far apparire in confronto, il mitico Crisantemi, un gaudente ottimista.

lunedì 17 agosto 2009

Calcio Catania - Buona la prima ...

In una accaldata e deserta notte di ferragosto, è iniziata ufficialmente la quarta stagione consecutiva del Calcio Catania in serie A.

I ragazzi di mister Atzori, applicando la teoria del minimo sforzo, si sono qualificati alla fase successiva di Coppa Italia (affronteranno in casa nel prossimo turno l'Empoli) superando per 1 a 0, una dignitosa Cremonese, squadra militante nel campionato di prima divisione di Lega Pro (ex C1).

La squadra di calcio, come più volte sottolineato in questo blog, è un'oasi in un deserto di mala amministrazione e scellerata gestione di una città che fino a qualche decennio fa, rappresentava un modello non solo per il meridione ma per tutto il paese.

Per questo ritengo che la permanenza nella massima serie, a prescindere dalla valenza sportiva, sia un patrimonio da difendere con i denti e con l'impegno assoluto di tutte quelle componenti che l'amministratore delegato Pietro Lo Monaco, ama citare.

Forza ragazzi, mettiamocela tutta e lottiamo per festeggiare insieme, il prossimo anno, un lustro nel calcio che conta !!!