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venerdì 22 gennaio 2010

La nuova casa del Calcio Catania ... un valore concreto per la città!

Il calcio professionistico non è solo un gioco, ma un business che genera miliardi di fatturato in Italia.

Se questo fa storcere il naso agli amanti dello sport, è un fatto che in realtà economicamente depresse come il sud Italia, una squadra di calcio può generare un valore concreto per il territorio.

In estate, nell'ambito della convenzione che ha concesso alla squadra del presidente Nino Pulvirenti lo stadio Angelo Massimino, la società si è fatta carico di ristrutturare alcuni impianti sportivi presenti in quartieri disagiati, creando scuole calcio che in quelle aree rappresentano l'unica alternativa alla strada, per ragazzi spesso destinati ad ingrossare le fila della criminalità organizzata.

Ma l'investimento più oneroso (circa 30 milioni di euro) è sicuramente la realizzazione di un centro sportivo polifunzionale in località “Torre del Grifo”, nel Comune di Mascalucia che verrà consegnato entro la fine dell'anno.

La struttura comprenderà la sede sociale del Calcio Catania, 4 campi di calcio - 2 in erba destinati alla prima squadra e due in erba sintetica per il settore giovanile, un edificio polifunzionale aperto al pubblico con piscine, palestre, centro benessere e spazi commerciali.

La costruzione dell'impianto oltre ad occupare più di duecento persone rappresenterà in futuro un “asset” (stimato in 120 milioni di euro) ed un sicuro generatore di ricavi che contribuiranno a rendere ancora più sani i bilanci ben amministrati dal vulcanico direttore generale Pietro Lo Monaco.

Non solo calcio quindi, il Catania non ha semplicemente acceso la passione dei suoi tifosi, di cui mi onoro di fare parte da tempi assolutamente non sospetti :-) ma ha creato concrete sinergie con la città che, grazie alle iniziative della società etnea, potrebbe davvero diventare un luogo migliore.

Progetto Centro Sportivo Calcio Catania

giovedì 10 settembre 2009

Peggio di Crisantemi ...

L'Italia è un popolo di allenatori di calcio. Se fossero appassionati così di politica, forse non saremmo costretti a sorbirci dal 1994, l'utilizzatore finale che ci sta facendo prendere per i fondelli da mezzo mondo.

Comunque chi scrive non è indenne da questa malattia nazionale. Mi consola sapere che ci sono fior fior di intellettuali che si disperano per 22 imbecilli che vanno dietro ad un pallone.

A peggiorar le cose, come squadra del cuore non mi sono scelto né il Manchester United né il Barcellona, ma il team della mia città natale, il Catania.

Il Catania ad onor del vero, qualche soddisfazione me l'ha data negli ultimi anni.

La gestione Pulvirenti-Lo Monaco, dopo solo due anni di purgatorio in serie B, ha riportato la squadra a disputare per la quarta stagione consecutiva, il massimo campionato italiano.

Per capire l'eccezionalità dell'evento, basti ricordare che in tutta la sua storia, il Calcio Catania ha giocato solo 12 stagioni in serie A. Mentre risale addirittura al campionato 1963/64 la sua quarta permanena consecutiva nella massima serie.

Numeri alla mano, ci sarebbe poco da lamentarsi. La società del resto, ha un progetto chiaro e sostenibile. Lo scorso Giugno sono partiti i lavori per il Centro Sportivo (20 milioni di euro costo stimato) che permetterà alla società etnea di investire sui giovani del territorio, puntando solo a quello che una piccola squadra può permettersi. Fare crescere in casa propria i campioncini di domani.

Altra iniziativa degna di lode, come parte integrante della recente convenzione siglata tra il comune di Catania e la società etnea, è quella che riguarda la ristrutturazione di alcune impianti sportivi abbandonati, siti nei quartieri più disagiati e poveri della città. Queste strutture, a spese della società etnea, verrano trasformati in scuole calcio gestite direttamente dal settore giovanile del Catania.

E' superfluo sottolineare che in mezzo al nulla cosmico, questa rappresenti una grande occasione per tanti giovani ragazzi residenti in quei quartieri che, altrimenti, rischierebbero seriamente di essere destinati ad ingrossare le fila dell'esercito di cosa nostra.

Sul campo le cose però non sono iniziate nel migliore dei modi quest'anno. Il Catania ha perso le prime due partite di campionato con il medesimo punteggio 1 - 2.

In malo modo ad onor del vero, nonostante la rete subita al 94°, nell'esordio casalingo contro la Sampdoria e forse immeritatamente a Parma contro la compagine locale.

Questo ha scatenato una serie di polemiche e critiche che onestamente definire disfattiste, pare a chi scrive un eufemismo.

E' palese che con la possibilità di accedere alla torta dei diritti TV collettivi, nessuna squadra, specie le provinciali, può permettersi il lusso di retrocedere in serie B.

Lo sforzo economico nella recente campagna acquisti (insolitamente chiusa in negativo per la società di via Ferrante Aporti) testimonia la volontà del direttore Lo Monaco, di confermare per la quinta stagione consecutiva nella massima serie, la squadra che fu dei presidenti Ignazio Marcoccio e del compianto Angelo Massimino.

A leggere le critiche sui vari forum dedicati al Calcio Catania, viene da pensare che questo cupo pessimismo, sia dovuto più che ai risultati sportivi, ad una patologia locale che dimostra, a pensar bene, il solito spirito che da sempre distingue i catanesi (Verga docet).

Mi pare prematuro stilare bilanci definitivi, dopo solo due partite, sia sulla qualità della rosa che sul neo tecnico Atzori.

Ritengo invece che alcuni miei concittadini, visto il valore aggiunto che questa società sta apportando al territorio (a livello occupazionale più di duecento persone), farebbero bene a sostenere e difendere con i denti la permanenza nella massima serie, piuttosto che far apparire in confronto, il mitico Crisantemi, un gaudente ottimista.